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Archeologia

Dal punto di vista archeologico Tropea appare ancora una citta' capace di celare i suoi segreti piu' reconditi, quelli legati alle sue origini ed agli avvenimenti inerenti alla sua storia. Poche sono infatti le testimonianze pervenuteci, alcune di queste addirittura solo in modo indiretto, molto quello che ancora giace sotto i palazzi nobiliari del suo centro storico. Una pithos e urne cinerarie (del periodo protovillanoviano, cioe' della prima eta' del ferro) vennero trovate nel 1962 in contrada La Croce. Nel 1954 Carmelo Chiavaro segnalo' il rinvenimento di urne cinerarie in terracotta dell'etą del bronzo finale ed altro materiale archeologico provenienti dal terreno ex "villetta Crigna", oggi "casa Macri'".

Coperchio in terracotta della media etą del bronzo e urna cineraria protovillanoviana

Al IV sec. d.C. - proprio nel periodo in cui le fonti ci parlano di una massae trapeianae cristiana presidiata da una certa donna Hirene - viene fatta risalire una Basilichetta cimiteriale - che lo studioso Pasquale Toraldo identifica con quella di Santa Maria del Bosco e vedrebbe collegata alla tropeana S. Domenica martire - in cui furono rinvenute delle ampolline di vetro utilizzate per i riti. La Basilichetta, non lontano dalla quale si trovava un pozzo, presentava un cubicolo con le pareti affrescate, in cui erano custodite le venerate salme (e rispettive epigrafi) della gia' citata Hirene conductrix, di Monsis Presbitero e di sua moglie Leta Presbitera. Sempre ai secc. IV-V a.C. sarebbero ascrivibili (secondo il Minervini, che le studio' nel 1856) due epigrafi sepolcrali paleocristiane, di cui la prima, marmorea e dedicata ad un certo Gaudenzio, stava in una tomba scavata nel tufo e protetta da mattoni nei pressi dell'antica torre del castello di Tropea; la seconda, a non molta distanza, era invece dedicata ad un cristiano di nome Saturnino. Sappiamo inoltre che la prima lapide era scanalata sul suo retro, quindi il marmo servito per crearla era forse di reimpiego da un monumento precedente (forse riconducibile al culto pagano di II sec. d.C.). A queste due epigrafi seguirono i ritrovamenti di molte altre, illustrate e divulgate sul finire dell'800 dal De Rossi. La peculiarita' di tali testimonianze starebbe innanzitutto nel fatto che le epigrafi rappresenterebbero delle rarita' per l'epoca, essendo le uniche in Calabria, mentre il cubicolo affrescato sarebbe di per se' un unicum nel territorio del sud Italia. Inoltre, non poca importanza e' rappresentata dalle lapidi di Monsis Presbitero e di sua moglie Leta, che rivelerebbero cosi' alcuni importanti aspetti religiosi del IV secolo nella zona di Tropea.

Epigrafe paleocristiana rinvenuta nell'antico castello

Queste importanti epigrafi, cosi' come la basilichetta e il cubicolo, furono dunque ritrovati nell'antico Castello (costruito probabilmente sui resti, o per lo meno nei pressi dell'accampamento fortificato del VI secolo edificato da Belisario). La distruzione del castello inizio' nel 1725, con l'abbattimento di una delle quattro torri circolari poste ai suoi angoli e fu portata a termine nel 1876 (con l'uso di mine) da Carlo Toraldo, che, visti i numerosi ritrovamenti venuti nel frattempo alla luce, voleva evitare ogni sorta di contesa per la proprieta' di quel bene. Il palazzo edificato al posto del castello ha pero' fortunatamente inglobato il piccolo cubicolo paleocristiano, riconosciuto solo nel 1936 da Pasquale Toraldo, un pronipote di quel Carlo che di tanto scempio si fece autore.

Immagine dell'antico castello di Tropea prima della demolizione

Foto di fine XVIII sec. (dagherrotipo) - l'unica raffigurante l'antico castello prima della completa demolizione

Disegno dell'antico castello di Tropea prima della demolizione
Disegno dell'antico castello prima della completa demolizione

Immagine dell'antico castello di Tropea prima della demolizione
Ricostruzione con un'aggiunta di colore per risaltarne la bellezza






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