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La leggenda della Madonna dell'Isola
Narra la tradizione orale che al tempo dell'iconoclastia una barca non riuscisse più a prendere il largo dopo essere stata tirata a secco dietro lo scoglio chiamato oggi isola. La nave rimase immobilizzata fino a quando, posta sul suolo dello scoglio la statua lignea della madonna che essa trasportava, riuscì a disincagliarsi e a riprendere il mare scomparendo all'orizzonte verso la sua meta. La notizia della statua si sparse velocemente in città e il Sindaco, assieme al Vescovo, scesero a vedere il risultato di un tanto miracoloso evento. Decisi a far sistemare la madonna in una piccola grotta che si apriva nel masso roccioso, chiesero ad un falegname di segare i piedi della statua, che era di poco più grande della nicchia alla quale era stata destinata. La sega si spezzò non appena venne a contatto con la statua della Madonna mentre il falegname restò paralizzato alle braccia. Pare che anche il Vescovo e il Sindaco, rei di aver ordinato un gesto tanto dissacrante, siano caduti morti. La madonna però, per rimediare alla tragica situazione legata all'arrivo della sua statua, fece in modo che il posto dove avevano poggiato i piedi della statua divenisse un luogo ove dimostrare il suo grande amore ai fedeli sofferenti. Da questa storia, ne venne l'uso di portare gli ammalati in cima al masso roccioso e di farli stendere nel luogo dove posarono i suoi piedi (e, recentemente, è stata costruita una piccola edicola a metà della scalinata di accesso per pertuarne il ricordo con su scritto "locus ubi steterunt pedes eius"; Cfr. F. Pugliese, Uno scoglio e una Chiesa, cenni storici su Santa Maria di Tropea, Tropea 1996.).

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