Il Premio “Tropea” in corsa
tra cultura e legalità
A Drapia con l'on. Tassone e il giudice Gratteri
Foto dalla rete
Il simbolo del premio
TROPEA -
Coniugare cultura e attualità: ecco affiorare, ancora di più, il leitmotiv della seconda della “tre giorni” del Premio “Tropea”. Il libro protagonista di questa serata è “Donne informate sui fatti” di Carlo Fruttero.
Dopo i saluti al numeroso pubblico intervenuto e la presentazione della «signora del telegiornale regionale della Calabria», Livia Blasi; il patron di casa, Pasqualino Pandullo, invita subito il primo ospite. A salire sul palco è Tullio Barni, docente dell’Università della Magna Grecia.
Dopo le sue scuse per il timore di non sentirsi all’altezza di sostituire l’autore, spiega il motivo del proprio “sostegno” a quest’opera: «si tratta di una critica pungente, puntuale e concreta del provincialismo italiano. Un testo sociologico che si serve del pretesto del suicidio per analizzare la società».
Ripresa poi la parola, i due presentatori invitano nel loro “salotto” Mauro Minervino, antropologo e direttore editoriale di Abramo editore. Ci anticipa qualche chicca di ciò che bolle in pentola, specificando che si tratta di «libri molto belli; pochi ma di grande qualità».
Dal salotto, Pandullo si sposta poi un po’ sul lato del palco dove è stato allestito un ambiente più intimo. È qui che viene ospitato Lino Daniele in triplice veste: insegnante, scrittore ma soprattutto vicepresidente dell’Accademia degli Affaticati, promotrice dell’evento. Fu infatti proprio lui che, nel 2006, radunò alcuni “affaticati” per costituire l’associazione culturale.
Il suo recente libro “L’ultimo contadino di Bugurna” fa riflettere su come la descrizione di quel mondo rurale ci appartiene forse da lontano, ma ci appartiene.
Il palco poi si accende di un interessante dibattito tra Mario Tassone, vicepresidente della Commissione parlamentare Antimafia, e Nicola Gratteri, in veste questa sera di autore.
Il suo libro scritto a quattro mani con Antonio Nicaso, “Fratelli di sangue”, edito da Pellegrini, racconta, in modo documentato, la storia della ’ndrangheta dall’Ottocento a oggi. Lo studio dei documenti d’archivio ha permesso, così, di scoprire come i maxiprocessi non siano un’invenzione dei nostri tempi ma esistano già dagli inizi del Novecento.
Secondo Gratteri, il problema principale della lotta alla criminalità sta nelle lungaggini: basterebbero modifiche facili al codice penale per abbattere molti costi inutili e soprattutto tempi biblici.
Ospite di un Premio è infine un altro Premio stesso: si tratta del “Berto” con patria a Capo Vaticano.
Un premio concorrente, dunque? La risposta di Pandullo è quella che dovrebbe ispirare l’idea base di tutto ciò che si produce in Calabria: «No di certo: i due premi dovranno, semmai, fare rete».
Ecco lo spirito del Premio “Tropea”.
Bottega Editoriale Srl
(Comunicato Stampa del 22/06/2007)