Intervista al presidente dell’Accademia degli Affaticati, il giornalista Pasqualino Pandullo
Tre giorni all’insegna della cultura
Successo per la prima edizione del premio letterario “Citta di Tropea”
Foto dalla rete
Il presidente dell’associazione "Accademia degli Affaticati" Pasqualino Pandullo
TROPEA - La prima edizione del
Premio Letterario Nazionale “Città di Tropea - Una regione
per leggere”, promosso dall'Accademia degli Affaticati,
presieduta da Pasqualino Pandullo, è stata caratterizzata da una
intensa tre giorni, durante la quale si sono avvicendati sul
palcoscenico del Teatro “La Pace” di Drapia numerosi
protagonisti del mondo culturale calabrese e non, dai Rettori
delle Università della Calabria a Fulvio Mazza,
giornalista, scrittore e direttore di Bottega editoriale, da Tullio
Barni, docente dell'Università della Magna Graecia, a Paolo
Minervino, antropologo e direttore editoriale della Abramo editore, da
Nicola Gratteri, Sostituto Procuratore della Repubblica di Reggio
Calabria e scrittore di successo con “Fratelli di Sangue” a
Mario Tassone, vicepresidente della Commissione Parlamentare Antimafia,
da Vittorio Sgarbi con il trio Medusa al seguito (le Iene
televisive) al politologo Mario Caligiuri, da Sandro Principe,
assessore regionale alla Cultura a Cristina De Luca, presidente della
Commissione Cultura del I Municipio di Roma. Nutrito il parterre dei
giornalisti, tra i quali Michele Cucuzza, che con il suo libro
“Il cielo è sempre più blu” racconta i
“ragazzi di Locri”, Pino Nano, Gregorio Corigliano, Gennaro
Casentino, Manuela Gemelli, oltre a Livia Blasi, che insieme con
Pasqualino Pandullo ha condotto le serate letterarie. La presenza,
inoltre, di Isabella Bossi Fedrigotti, scrittrice e giornalista del
Corriere della Sera, nonché quella di Mariolina Venezia, autrice
di “Mille anni che sto qui” (Einaudi), secondo
classificato, e di Roberto Saviano, autore di “Gomorra”
(Mondadori), vincitore del “Premio Tropea”, hanno
contribuito a conferire ulteriore prestigio e risonanza alla
manifestazione che ha tra gli obiettivi la promozione della lettura e
del territorio. Pasqualino Pandullo, ideatore e organizzatore del
Premio, traccia in un'intervista in esclusiva per
“IlQuotidiano”, un primo bilancio dell'evento culturale.
Dopo un anno di intenso lavoro preparatorio, a conclusione della
prima edizione del Premio “Città di Tropea, organizzato
dall'Accademia degli Affaticati, quale valutazione si sente di
dare?
«E'andata oltre ogni
più rosea previsione. Tanto lavoro, tanta tenacia e tanti
sacrifici sono stati abbondantemente ripagati. Per tre giorni di
seguito, abbiamo posto Tropea al centro di una raggiera che ha varcato
i confini della provincia e della regione, proiettandosi su un
orizzonte nazionale. E' per un fatto di cultura:
straordinario».
In base all'esperienza delle tre serate, cosa ripeterebbe e cosa invece cambierebbe?
«Cambierei molto poco.
Soprattutto se potessi contare ancora sul sostegno di una persona come
il tropeano Adolfo Repice, segretario comunale al Comune di Torino, che
ci ha fatto il dono immenso di portare Vittorio Sgarbi al Teatro
“La Pace” per la serata conclusiva. E pensare che Adolfo
non ha nemmeno potuto partecipare a quella serata, perché nello
stesso giorno la famiglia della moglie è stata colpita da un
grave lutto. Non finirò mai di ringraziarlo. Per tornare alla
domanda, per la seconda edizione proverei, semmai, a portare le tre
serate nel centro storico di Tropea, all'aperto. Stavolta abbiamo il
tempo per verificare se esistono le condizioni: tecniche, di sicurezza,
di consapevolezza dell'evento. In una intervista alla Rai, Isabella
Bossi Fedrigotti ha detto: “La città deve amare il suo
premio”. E non deve farlo solo a parole, aggiungo io».
“Città di
Tropea” ha visto la felice partecipazione di “Bottega
Editoriale”, apprezzata agenzia editoriale diretta da Fulvio
Mazza, in collaborazione con due giovani autrici Annalisa Pontieri e
Maria Assunta De Fazio. Quale contribuito il Premio può dare
agli autori emergenti?
«L'intento del Premio
Tropea è quello di catturare grandi scrittori, dunque autori
già affermati, per farli incontrare con la gente: i residenti, i
turisti, quelli che visitano la città anche solo per una
passeggiata. Per gli emergenti, c'è il Premio Berto di Ricadi,
che già da 19 anni svolge con prestigio e autorevolezza il
compito di lanciare opere prime, di scrittori fino ad allora
sconosciuti, alcuni dei quali sarebbero poi diventati stelle di prima
grandezza del firmamento letterario. Ma anche il “Premio
Tropea”, con gli incontri che propone nel corso delle tre serate
(avrete notato che abbiamo presentato anche giovani autori), con il
potenziale di contatti che è in grado di attivare, può
essere di grande aiuto per gli autori emergenti. La “Bottega
Editoriale” intanto, cura l'ufficio stampa del Premio. Una scelta
della quale sono entusiasta. E anche loro non mi sembrano tanto
scontenti».
L'intento del Premio è
anche quello di rendere i libri e gli scrittori i veri protagonisti di
cambiamento, ma come possono incidere davvero su una realtà come
quella calabrese?
«E'
più semplice di quanto s'immagini. Leggere (e per altri aspetti
scrivere) vuol dire concedersi una tregua rispetto al bombardamento
mediatico che ogni giorno di più ci assilla. Vuol dire
confrontare il proprio sistema di idee per ampliarlo ed irrobustirlo.
Introiettare nuovi elementi per orientare i propri gesti. In due
parole, acquisire cultura. Il “Premio Tropea” poi, come
tutti i premi letterari (i premi sono solo un pretesto) propiziando
incontri con gli intellettuali, arriva come coronamento di questo
processo di arricchimento personale. E quale pre-condizione per lo
sviluppo è più fondamentale di questa attenzione
autentica al fattore umano?».
Dopo una breve pausa, si partirà per la prossima edizione, ha già qualche idea?
«Tantissime, naturalmente».
Eduardo Meligrana (Il Quotidiano, pagina 34 del 28/06/2007)