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Il periodo Normanno-Svevo
Tropea passò dunque agli Altavilla già sotto Ruggero il Granconte che, alla sua morte (1101), la passò al figlio Ruggero II (primo re di Sicilia). Ruggero II, dopo aver ricevuto il titolo di re da papa Anacleto, accordò al vescovo tropeano Tusteno i privilegi precedenti e la giurisdizione sui territori circostanti. Grande periodo fu quello per Tropea, se il vescovo Erveo, nel 1160, ebbe modo di dimostrare la sua fedeltà a Maione restituendo al sovrano 7000 tarì al posto delle 300 once d'oro che aveva ricevuto in precedenza in deposito. Di erede in erede, la dominazione dei Normanni servì ad obliterare le tracce del periodo Bizantino a Tropea. Il successore del vescovo Erveo, un certo Coridone, ebbe gran peso nella vita ecclesiastica calabrese e buoni rapporti col papa Alessandro III. Proprio sotto il suo lungo vescovato (1179-1194), in un periodo di transizione del potere dai Normanni agli Svevi, venne eretta la cattedrale. Sotto il vescovato di Riccardo (1199-1204) e di Radulfo (1204-1214) la città, divenuta contea, era governata da Anfuso de Roto. Questi divenne uno dei feudatari più ambiziosi e potenti della regione, rivelandosi senza scrupoli. Quando però uscì dalla scena, anche per Tropea si aprì un periodo di tranquillità e la città rimase apparentemente estranea agli eventi storici di maggior portata. Con l'editto di Capua del 1221 Tropea fu affidata a Ruggero Attavo, mentre la chiesa era retta dal vescovo Giovanni (1215-1237). Durante quest'età di trapasso un grande personaggio originario di Tropea, il conte di Catanzaro Pietro Ruffo di Calabria, fu provicario imperiale di Calabria e Sicilia. Ma quando nel 1255 anche la sua sorte volse al peggio ed egli tentò di rifugiarsi nella terra dei suoi avi, dove poteva contare sull'aiuto di suo nipote Giordano Ruffo stratigotus di Tropea, trovò l'opposizione di Riccardo di Frosina, partigiano di Manfredi ed eletto capitano del nascente comune di Tropea (unica tra le terre calabresi!).
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