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Vibo Valentia
Vibo Valentia è sita a 556 m. s.l.m., si estende su di un territorio di oltre 46 Km quadrati ed ha una popolazione residente di 33.762 abitanti, chiamati Vibonesi, distribuiti (oltre che nella città capoluogo di provincia) nelle 10 frazioni di Bivona, Longobardi, Piscopio, Porto Salvo, San Pietro, Triparni, Vena Inferiore, Vena Media, Vena Superiore e Vibo Marina.
Storia
Vibo Valentia,è tra le più importanti città Calabresi, grazie anche alla sua nobile storia. Oggi, per la presenza di importanti complessi industriali nel campo dei cementi, dell'industria
navale, della lavorazione e vendita di manufatti per l'edilizia, della
produzione e trasformazione di prodotti agro-alimentari, della
metalmeccanica e di piccola imprenditoria artigianale, rappresenta uno dei poli industriali e commerciali più importanti della regione. Le sue origini risalgono alla Veip bruzia, ma divenne una città regolare quando le popolazioni greche di Locroi Epizephiri dedussero su di essa una sub-colonia, chiamandola Hipponion. Con l'arrivo dei romani la città ipponiate venne trasformata in municipium e chiamata Valentia (fu visitata da Cesare, Ottaviano, e ricordata da Cicerone nelle sue lettere).
Tracce di questi passaggi storici sono riscontrabili nei resti di una Necropoli preistorica e delle possenti mura greche
(V-IV sec. a. C.), della Villa di Sicca, che ospitò più volte
Cicerone, del tempio greco dedicato a Persefone sul Belvedere di Piazza d' Armi. Crebbe d'importanza quando fu scelta come stazione fissa lungo il percorso della Popilia. Nella località di Sant'Aloe vennero costruite le terme. Fu una delle prime sedi episcopali.
Il documento più antico nel quale si decide la fondazione di "Monsleo", cioè Monteleone, è contenuto nel "Regesto di Federico II" ed è datato
16 Dicembre 1239. Incaricato di dar vita ad una nuova realtà urbana è Matteo Marcofaba, segretario dell'Imperatore. Marcofaba riuscì a raccogliere la popolazione dispersa nelle vicine campagne dopo la distruzione
della città ad opera dei Saraceni e costrinse a trasferirsi nel nuovo centro anche numerosi ecclesiastici. Sotto gli Aragonesi divenne un Ducato (infeudato ai Pignatelli) fra i più prestigiosi della Calabria ed ebbe un grande mercato di seta e lana. In questo periodo sorsero noti complessi monastici, chiese, scuole di pittura, biblioteche e la prosperosa Accademia culturale "La Florimontana", diventando un polo culturale di notevole caratura, specie negli studi classici. Nell' ottocento i Francesi la elevarono a capoluogo della Calabria Ultra. Da allora, fino a pochi decenni addietro, fiorirono tanti mestieri, il cui ricordo è nel nome di strade (Via Forgiari, Via Chitarrari, Via Argentaria, ecc…) e tante istituzioni come il Real Collegio Vibonese e il teatro Comunale (demolito negli anni '60). Sotto il Fascismo, Luigi Razza avviò la costruzione del Palazzo del Municipio, e Vibo Valentia ebbe un grande rilancio nel campo dei lavori pubblici. La città ha voluto onorare la memoria di Razza con un monumento in piazza Duomo ed intitolandogli l'atrio del Palazzo del Municipio. Nel 1928 la città, chiamata per sete secoli Monteleone, prese il nome di Vibo Valentia e dal 1994 è stata elevata a capoluogo di provincia.
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