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Le cose da sapere

 

SIMBOLO DELLA CITTA’

Il Santuario di Santa Maria dell’Isola, che sorge su un promontorio di fronte alla cittadina, che con il suo giardino, occupa il piano dello scoglio che è posto tra spiagge bianchissime e un mare turchese.

In passato l’isolotto era staccato dalla terra ferma ed era divenuto meta di intrepidi eremiti. Nel 1783 però, in seguito  al sisma, a causa di un’onda anomala scaturita da esso, l’Isola di Santa Maria venne allineata all’arenile Tropeano.

E’ uno scoglio particolarmente suggestivo e sul lato rivolto al tramonto si apre una magica grotta dalle pareti di smeraldo.

Sopra quest’isola, immersa nella tipica vegetazione mediterranea, accompagnata da aiuole e panchine, fu edificato dai Padri Basiliani un eremo che divenne nel tempo una piccola chiesetta dedicata alla Madonna dell’Isola, anche se la statua sull’altare rappresenta la Sacra Famiglia. La chiesa fu donata poi ai Padri benedettini e da allora appartiene all’Abbazia di Montecassino.

 

 

D’INTERESSE ARTISTICO E RELIGIOSO

Sono la Cattedrale di Maria Santissima di Romania, in stile romanico, contenente la sacra effigie della Madonna di Romania, protettrice della città. La chiesa del Gesù, sita nel centro storico e la chiesa dell’Annunziata del XVI secolo.

IL PORTO

Ai piedi della cittadina, sorge il Porto di Tropea, più volte riconosciuto come uno dei migliori porti turistici d’Italia, dispone di circa 700 posti barca, per varie lunghezze. All’interno, tra meravigliose aiuole di macchia mediterranea, è disponibile un teatro all’aperto con 600 posti  a sedere.

 

«I TRI DA CRUCI»

 

Celebra il Trionfo della santa Croce. In questa occasione Tropea si veste di luci, addobbi, bancarelle, profumi, sapori e accoglie i suoi visitatori a rullo di tamburi.

Questa ricorrenza è connessa a tre avvenimenti strettamente legati alla storia della comunità Tropeana, caratterizzata da numerose catastrofi naturali, dalle incursioni dei pirati Turchi e Saraceni e dalle vicende di guerra per la conquista del meridione.

Il nome della ricorrenza è legato al primo avvenimento, che richiama la presenza di tre Croci di legno, situate su una chiesetta a forma cilindrica, che ricordava una piccola torre. La presenza di queste tre croci nella chiesa era una ricchezza sacra per i fedeli. Essa era situata in via Umberto I, fu devastata da un uragano nel 1875 e in sostituzione di questa piccola chiesetta i Tropeani costruirono un’edicola dedicata alle anime del purgatorio, depositando le tre Croci nella chiesa vicina.

Il secondo avvenimento è connesso alle gesta eroiche del colonnello Gaspare Toraldo e dei suoi 1200 compaesani durante la battaglia di Lepanto 7 ottobre 1571, che si distinsero, ricoprendosi d’onore, perché sconfissero nei pressi di Capo Stilo, facendo prigionieri 30 Turchi. Si narra che il ritorno dei superstiti fu preceduto da una colomba inviata dai soldati stessi per comunicare ai cittadini la vittoria della Croce contro Mezzaluna.

Il terzo episodio ricorda la cacciata definitiva dei Saraceni da Tropea. Tra le vie del Borgo, si vedevano sfilare pirati Turchi a dorso di cammello e la gente si ingegnava per scacciare gli invasori incendiando le loro navi. Per l’occasione si preparano sagome di barche, cariche di fuochi d’artificio, che vengono appese da un lato all’altro di Via Borgo. Durante la festa si dà loro fuoco, creando uno scenografico spettacolo di luci. A fine serata si ricorda la cacciata dell’invasore turco che, a cavallo di un cammello, percorreva i vicoli cittadini per riscuotere le tasse.

La rievocazione consiste nella danza del “Camiuzzu i Focu”, per deridere l’antico nemico: al ritmo frenetico della “caricatumbula”, viene dato fuoco alla sagoma di un cammello imbottita di fuochi d’artificio, che brucia accompagnato dalla danza agonizzante dell’animale che si spegne tra botti e scintille. La ricorrenza aldilà delle rievocazioni storiche, è carica di significati, simboli, riti pagani e cristiani, che la tradizione ha portato sino ai nostri giorni. 

La festa di “i tri da cruci” si sviluppa durante tutta la giornata iniziando dalla mattina con i balli de “I Giganti” per tutto il paese.

“I Giganti” sono rappresentati solitamente da una donna bianca di nome Mata e da un guerriero nero di nome Grifone, sono due alti fantocci di carta pesta che vengono portati a spalla danzando a ritmo di tamburi.

Questi giganti rappresentano, secondo una vecchia leggenda, la storia di un invasore moro, di nome Hassas, sbarcato a Messina che s’innamorò di Marta, figlia del Re Cosimo II da Castelluccio. Il nome “Marta” dialettizzato diventa “Mata”. Il pirata chiese la mano della donna, ma le loro nozze furono celebrate solo dopo la conversione del moro al cristianesimo. Il suo nome da Hassas divenne “Grifone”.

Nel pomeriggio, sempre per le vie del “borgo”, si svolgono i giochi come: “La cuccagna”, “la gara con i sacchi” e “la gara della pasta abbrucente” che coinvolgono grandi e piccini.La sera, per concludere, c’è la rappresentazione della battaglia e della liberazione di Tropea, rappresentata dal gruppo folk città di Tropea.

SAGRA DEL PESCE AZZURRO E DELLA CIPOLLA ROSSA

Si svolge in Luglio. La sagra festeggia la celebre “rossa” – rinomata per le qualita’ organolettiche e per il gusto dolce e delicato – e la cucina tradizionale del luogo, che da sempre non può fare a meno del pesce azzurro e della cipolla rossa di Tropea (a cui è stato attribuito il marchio di qualità). La sagra viene organizzata su iniziativa della Pro Loco Tropea.  

Nel corso della manifestazione è possibile degustare numerose pietanze a base di cipolla rossa e di pesce azzurro. La sagra prevede anche l’allestimento di stand nei quali le aziende locali espongono le loro specialità, ottenute con metodi artigianali e rifacendosi alle antiche ricette della tradizione contadina. La manifestazione intende valorizzare al meglio questo straordinario prodotto del comprensorio tropeano

FESTA DELLA MADONNA DELL’ISOLA

La celebrazione di Santa Maria dell’Isola rappresenta una delle feste più tradizionali dell’intero comprensorio. Un tempo, il 15 agosto giungevano con le loro barche molti pellegrini che, per onorare la Madonna dell’Isola, raggiungevano la chiesetta salendo i ripidi gradini in ginocchio. Da qualche anno a questa parte la statua della Madonna viene portata in processione sul mare, seguita da numerose imbarcazioni. Le luci del tramonto e una fiaccolata illuminano il ritorno della Statua nella chiesetta, dove viene celebrata una messa di ringraziamento.

Ancora oggi, ogni 15 agosto, nel pomeriggio, dal celeberrimo santuario, le statue, raffiguranti la Sacra Famiglia (Madonna, San Giuseppe e Gesù Bambino), sono portate in spalla, per le scale, sino alla spiaggia dell’isola: dove vengono sistemate sulle imbarcazioni dei devotissimi pescatori tropeani, i quali li trasportano – seguite da numerose imbarcazioni – per celebrare una processione marina molto suggestiva- tra preghiere, musiche e petardi. Infine, le statue sono riportate, al santuario e, dopo i tradizionali riti religiosi, gli imponenti fuochi pirotecnici chiudono la festa.

MADONNA DELLA ROMANIA

Il 9 settembre a Tropea si celebra solennemente la festa della Madonna di Romania.

La leggenda narra che al tempo delle lotte iconoclaste l’icona, fu trafugata da marinai tropeani ad una imbarcazione proveniente dall’Oriente-bizantino sospinta da una tempesta nel porto di Tropea: per questo venne denominata Madonna della Romania.

Riparate le avarie, il capitano cercò di ripartire ma la nave rimaneva ferma in rada. Nella stessa notte il Vescovo della città sognò la Madonna che gli chiedeva di rimanere a Tropea e diventarne la Protettrice. Il sogno si ripeté per varie notti. Alla fine il Vescovo, convocati gli alti funzionari e i cittadini, si recò al porto a prendere il quadro della Madonna. Non appena il quadro fu portato a terra la nave ripartì. Successivamente la Madonna venne ancora in sogno ad un altro vescovo, avvertendolo di un terremoto che avrebbe devastato la Calabria.

Oggi, due delle sei bombe inesplose sono conservate all’interno del duomo di Tropea, ai lati dell’ingresso della navata centrale, a testimonianza dello straordinario potere spirituale dell’antica patrona e di quel giorno in cui storia e fede si unirono indissolubilmente.

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